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martedì 1 dicembre 2009

monte Komagane 駒ヶ根


A metà ottobre sono andata al Monte Komagane nella prefettura di Nagano. è alta 2996 metri. era prevista una giornata nuvolosa, ma ad un certo punto è cominciato a nevicare. Arrivata alla settima stazione con funivia, ero poco decisa. C'era la polizia e a tutti coloro che non avevano attrezzature (scarpe, vestiti ecc) giuste, non dava l'approvazione di accesso. Io ero con le scarpe per le montange nevose e un vestito come tuta di scii. OK, mi sono detta, e ho cominciato a scavalcare. La polizia ci ha dato anche un GPS.






Pessima visibilità, la neve, gelata, si trasformava in giaccho e mi picchiava il volto, come se fossero i sassi lanciati con tutta la forza.

La felicità che ho provato quando ho visto la capanna è impossibile da descrivere. (Questa foto è scattata il girono seguente, non si vedeva niente nella tempesta.








Prima del viaggio, non vedevo l'ora di ammirare l'alba.

Ma il tempo è questo. Cmq mi sono alzata alle 4 meno un quarto, giusto per vedere.


Era buio totale.










Era un paradiso: il mondo di color rosa, la neve appena nata, senza una macchia, ancora toccata da nessuno.


Il cielo era un azzurro molto profondo, come se fosse artificiale.
Alle falde si ammiravano gli alberi colorati all'autunno, come se niente fosse stato. Non sono shintoista, ma capisco perché in Giappone fu nato un culto alla natura. La natura è un'esistenza sovrannaturale e perenne, e la vita umana è effimera.
L'onsen al termine di viaggio freddo è indispensabile.


mercoledì 23 settembre 2009

Lo Stromboli giapponese 日本のストロンボリ火山(三原山)

Uno dei tre vulcani più attivi, insieme allo Stromboli e Il Kīlauea nelle isole di Hawaii, è situato a Tokyo: si chiama il Monte Mihara e si trova all’isola di Izu-Ōshima nella prefettura di Tokyo.


(Izu-Ōshima, visto dal mare)


Il Mihara è uno stratovucano di 764 metri. L’eruzione maggiore più recente è stata nel 21 novembre 1986, dopo 210 anni di silenzio, in cui il magma fu fuoriuscito fino a 1,6 chilometri di distanza. Tutti i 10 mila abitanti dell’isola furono costretti a evacuarsi. Dopo un’eruzione del ‘90, gli abitanti potevano rientrarsi all’isola il 10 novembre ’96.

(il Monte Mihara, 三原山 Miharayama)

Gli archeologi sostengono che le sue eruzioni siano avvenute con frequenza di circa una ogni 100 o 200 anni da 20,000 anni fa. l’esplosione dell’86 fu una delle maggiori e la lava percorsa sulla felice pianura, solidificandosi, formò rocce ignee effusive.



La traccia dove il lava ha percorso è rimasta nera e non cresce più niente e viene chiamata “Deserto(砂漠)”. Sin all’antichità, il vulcano è stato sempre rispettato come l’oggetto di culto e l’esplosione temuta, chiamandola “Gojinka sama(御神火様)”, il sacro fuoco.


(Il santuario dedicato al Gojinkasama alla vetta del vulcano)





(Cratere vulcanico)

Le rocce sono fumanti.




Ora l’isola è famosa per scuba diving, terme e pesca (amatoriale e professionale). Dista circa un’ora dalle stazioni marittime (Takebashi di Tokyo, Yokohama, Atami e Shimoda). La cosa più commovente è stata il latte: c’erano le mucche che mangiavano le erbe tranquillamente e producevano il latte. Sembra una banalità, ma dovettero abbandonare la loro amata terra per ben 10 anni e a loro ritorno, non c’era più niente. Da zero hanno ricostruito la vita e ora produce il latte. Zapparsi tra le rocce nere per piantare le erbe doveva essere un lavoro che richiedeva molta tenacia.


(il tentativo di piantare gli alberi. Auspico anch'io una buona crescita.)






(le mucche...siamo a Tokyo, una delle città più industrializzate nel mondo!)



(il latte. è buono di per sè, ma quando penso al dramma nascosto dietro le quinte, provo una commozione inspiegabile.)

domenica 30 novembre 2008

Monte Fuji visto dal Monte Takao 高尾山から眺める富士

Oggi sono stata al Monte Takao (Tokyo).
È stata una bellissima giornata di sole.




Il Monte Takao (高尾山) è alto 599 metri e dista circa 50 chilometri dal centro di Tokyo. Probabilmente ai cari lettori italiani è quasi nuovo questo nominativo. In fatti fino a pochissimo tempo fa era semplicemente considerato come una delle tante località da "gite scolastiche" per gli alunni di Tokyo. Ma questo pregiudizio è drasticamente cambiato da quando Takao è stato riconosciuto come "Tre stelle" nella MICHELIN Voyager Pratique Japon, la prima e l'unica guida della prestigiosa Michelin dedicata ad un paese asiatico.







Oltre alla natura ed ecosistema ben conservati, un aspetto molto

interessante è il culto ai tengu (天狗).

I tengu sono un tipo di creature fantastiche della iconografia popolare giapponese, a volteconsiderati kami (divinità) e a volte yōkai (spirito).


Alla settima stazione, sorge un santuario 高尾山薬王院 (Takao San Yakuou in) (sito ufficiale: http://www.takaosan.or.jp/ Altamente consigliato di fare clic su “sound on” per ascoltare la tromba horagai suonata dai monaci). L’origine di questo santuario risale a 744, più di 1200 anni fa, quando, secondo la leggenda, un monaco e teologo giapponese Gyoki (行基, 668-749) aprì il santuario in risposta alla richiesta dell’imperatore d’allora (Shômu Tennô, 聖武天皇) e all’epoca il santuario era dedicato a Bodhisattva della Medicina (Yakushi Nyorai, 薬師如来).
Gyoki prese un ruolo principale nel periodo Nara, durante il quale furono costruiti numerosissimi templi allo scopo di divulgazione del Buddhismo.
Nel corso della storia il monte Takao è stato sempre considerato uno dei punti di riferimento più importanti del 山岳信仰 (sangaku shinkou), culto in cui considera sacro le montagne e la natura. Diversamente dal Buddhismo tibetano, in cui le montagne sono sempre considerate sacre al punto da non dover scalare, in questo culto i pellegrinaggi ammirano il sole sorgente (ご来光)dal cima. Probabilmente il loro pensiero andava all’aldilà oltre il sole, invisibile agli occhi umani. Da questo marcato senso di rispetto alla forza sovrannaturale, questo culto prese una strada sua e i praticanti cominciarono a distaccarsi dalla civiltà mondana, diventando yamabushi (山伏, letteralmente: "colui che si trova/si nasconde tra le montagne"). Con questo termine si indicano monaci asceti giapponesi che vivevano come eremiti tra le montagne e che un'antica tradizione considerava guerrieri invincibili, addirittura dotati di poteri soprannaturali. Essi seguivano principalmente la dottrina Shugendō, una combinazione di elementi buddhisti e shintoisti.

Nell'uso giapponese moderno, il termine yamabushi si riferisce ai praticanti dello Shugendō, una religione sincretista che, come già accennato, mescola elementi buddhisti (nella versione esoterica della setta Shingon) e shintoisti, ponendo grande enfasi sull'ascetismo e sulle pratiche di resistenza fisica.
(risorse: wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Yamabushi )

A Takao uno che non appartiene a questo culto
può provare le loro pratiche (solo ed
esclusivamente in lingua giapponese), ma non è certo da provare con leggerezza, perché per i credenti sono gli esercizi sacri e bisogna rispettare il loro spirito religioso.


Io non sono credente di questo culto, ma il sole che si ammira dal cima è troppo bello.
Anche il monte Fuji visto dal cima (599 m) è bellissimo.

Alle falde della montagna ci sono dei ristorantini e negozi di souvenir, come tutte le altre località religiose. Non è solo per il consumismo moderno, ma si tratta di 仲見世 (nakamise), un’antica tradizione di accogliere i pellegrini che hanno già fatto un lungo percorso a piedi per raggiungerci e fornire loro le cose necessarie per il loro viaggio fino alla destinazione. Sono entrata in un locale di soba, che aveva un albero di caco all’interno del ristorante. Questo albero è considerato sacro, quindi invece di tagliarlo, i proprietari hanno sempre vissuto insieme all’albero. Potrebbe essere ingombrante, ma una coesistenza (convivenza?) del genere è una soluzione geniale. L’apprezzamento alla natura, se va fino a questo livello, ci potrebbe condurre alla risoluzione dei problemi ambientali, se ognuno di noi abbraccia un senso di responsabilità e rispetto alla natura.